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Come imparare a rilassarsi: la connessione tra Yoga nuoto
data: 07/08/2026

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Come imparare a rilassarsi: la connessione tra Yoga nuoto

Il rilassamento profondo nello yoga e nel nuoto: imparare l'arte dell'abbandono

Perché, nonostante il desiderio di riposare, spesso il tuo corpo resta teso come una corda di violino?
Anche il rilassamento è diventato un dovere, un compito da svolgere per essere ancora più efficienti; si cerca il relax con la forza, ma la verità è che il rilassamento non è un’azione nel vero senso del termine: è un abbandono.

In questo articolo esploreremo un parallelismo insolito ma illuminante tra due mondi apparentemente distanti: lo yoga e il nuoto.

Entrambi ci insegnano la lezione più difficile di tutte: per restare a galla, bisogna smettere di lottare e imparare ad abbandonarsi, a lasciare andare ogni tipo di tensione fisica ma anche mentale ed emotiva.

Il paradosso del rilassamento muscolare

Nello yoga, una delle sfide più grandi non è eseguire una verticale sulla testa (shirshana) ma imparare a rilassare i muscoli che non partecipano all’azione. È un lavoro di precisione chirurgica: attivare ciò che serve e lasciare andare tutto il resto, specialmente durante le fasi di allungamento.

Nel nuoto accade esattamente lo stesso. La prima cosa che si impara non è lo stile libero o la rana, ma stare a galla.
Se i muscoli sono contratti dalla paura o dallo sforzo, la densità del corpo cambia e si tende ad andare a fondo.
Il galleggiamento, proprio come lo yoga, richiede una fiducia cieca nella propria capacità di essere sostenuti.

Shavasana e “fare il morto”: due nomi per la stessa consapevolezza

Esiste una coincidenza affascinante tra la tradizione millenaria del Raja Yoga e l’istinto acquatico.

Nello yoga esiste Shavasana, la posizione del cadavere.

Nel nuoto la chiamiamo semplicemente “fare il morto“.

In entrambi i casi, ci sdraiamo in posizione supina ed apparentemente è la posa più facile del mondo: basta stare fermi; nel concreto è un test per il nostro sistema nervoso e ci svela il segreto dell’immobilità.

Se non ti rilassi completamente, non sei in Shavasana. Se ti irrigidisci in acqua, non galleggi.

Imparare ad abbandonarsi: l’esperienza di un’insegnante

Durante i miei anni come istruttrice di nuoto (quando studiavo all’università) ho osservato un fenomeno costante: i bambini galleggiano quasi subito, mentre gli adulti lottano contro l’acqua.

Perché? Perché l’adulto ha paura di perdere il controllo.

Nelle mie lezioni di yoga ritrovo la stessa dinamica.
Rilassarsi significa imparare ad affidarsi.
Quando la mente smette di voler controllare ogni fibra muscolare, accade il miracolo: il corpo diventa leggero, il respiro si calma e finalmente accade il rilassamento.

Ed è come vivere uno stato di grazia dove la leggerezza che si prova è una sensazione piacevole, energizzante e rigenerante. Chiudere la pratica di yoga, abbandonandosi realmente in Shavasana, ci regala un senso di pace e gioia: i lineamenti del viso si distendono, il cuore è colmo di gratitudine, la mente è calma e il sorriso nasce spontaneo e vero.

La buona notizia

Il rilassamento è una competenza che si allena. Non importa quanto tu ti senta rigido o incapace di staccare la spina. Con il metodo corretto e una guida esperta, tutti possono imparare a stare in Shavasana (o a galleggiare) e ritrovare quella pace interiore che credevano perduta.

Se senti che il tuo corpo ha dimenticato come si fa a galleggiare nelle sfide quotidiane, forse è il momento di tornare alle basi.

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Intanto, vista la stagione, se ti stai godendo una vacanza al mare, prova a galleggiare con una nuova consapevolezza.

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