A chi non è mai capitato di voler mollare tutto, cambiare nome e ricominciare da zero per sentirsi finalmente libero?
Ma è questa la vera libertà: mollare tutto? Attraverso le peripezie di Mattia Pascal, cercheremo di capire se la fuga sia una soluzione o solo un’illusione.
Possiamo davvero essere liberi cambiando nome?
Benvenuti, bentornati in una nuova puntata di IL PODCAST (parole per vivere meglio). In punta di piedi oggi facciamo tappa nel mondo di Pirandello.
L’opera del maestro siciliano è letteratura sì, ma intrisa di filosofia: il suo sguardo acuto penetra tra le pieghe dell’animo umano e ne fa arte da cui trarre riflessioni ed insegnamenti.
Non fa eccezione Il fu Mattia Pascal grazie al quale ci interrogheremo sulla libertà.
La doppia vita di Mattia Pascal
Mattia Pascal vive un’esistenza soffocata dai debiti, da un matrimonio infelice e da una suocera opprimente. La sorte gli offre un’occasione incredibile: una vincita al casinò di Montecarlo e la notizia della sua presunta morte, riconosciuta erroneamente dalla famiglia nel cadavere di un povero annegato.
Mattia coglie la palla al balzo. Taglia la barba, cambia abbigliamento e inventa un passato. Diventa Adriano Meis, un uomo senza legami, libero di viaggiare e ricominciare. Ben presto, Adriano scopre che la sua libertà è monca. Non possiede documenti, non può denunciare un furto, non può sposare la donna che ama. È un forestiero della vita,
Libertà esteriore vs libertà interiore
Pirandello, attraverso la narrazione in prima persona, ci permette di spiare dentro i tormenti del protagonista. Seguendo la vicenda di Mattia/Adriano Pirandello ci indica come il cambiamento di facciata non basta a guarire le inquietudini dell’anima.
Il simbolo dello strabismo
Adriano Meis opera il suo occhio strabico per cancellare l’ultimo tratto fisico che lo lega a Mattia Pascal. Simbolicamente, è proprio in quel momento che capisce l’impossibilità di fuggire da se stesso. Lo sguardo può essere corretto, ma la consapevolezza interiore non può essere ingannata.
Il distillato: cosa ci portiamo a casa?
Il desiderio di libertà è legittimo, ma in quest’opera Pirandello ci avverte che cercarla solo all’esterno è una strategia fallimentare.
- La fuga non è libertà: possiamo cambiare città, lavoro o partner, ma se il cambiamento non è interiore, porteremo sempre i nostri vecchi “fantasmi” con noi.
- Il governo di sé: la vera libertà scaturisce dallo sguardo rivolto all’interno. Essere liberi significa imparare a gestire i propri pensieri, le proprie reazioni emotive e le proprie azioni, indipendentemente dalle circostanze esterne.
- Accettare la propria storia: Mattia Pascal alla fine torna al suo paese, scoprendo che la vita è andata avanti senza di lui. Diventa “il fu Mattia Pascal”, accettando di vivere in una dimensione di consapevole distacco, unico modo per essere realmente libero dalle maschere sociali.
Curiosità pirandelliane
Lo sapevi che Il fu Mattia Pascal uscì a puntate nel 1903? Pare che Pirandello si sia ispirato a un fatto di cronaca reale. Inoltre, per gli amanti del fumetto, l’albo n. 67 di Dylan Dog, intitolato “L’uomo che visse due volte”, è un chiaro omaggio horror a questo capolavoro.
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