Felicità: cosa ti evoca questa parola?
Se ti guardi intorno, noterai un curioso paradosso. Tutti la cerchiamo disperatamente – nell’amore, nel lavoro, nei talenti che vogliamo realizzare o persino in un nuovo acquisto – eppure, quando se ne parla seriamente, sembra quasi di provare un certo pudore.
Il paradosso della felicità nel mondo degli adulti
Oggi la felicità viene spesso sminuita o percepita come una chimera. Chi dichiara apertamente di voler essere felice viene talvolta guardato come un ingenuo che crede ancora alle favole.
Ma siamo sicuri che gl’ingenui non abbiano ragione?
Mi è capitato di osservare i dialoghi di Paolo Ruffini (nel formati il Babysitter) con i bambini: loro non hanno filtri. Sanno esattamente cosa li rende felici e considerano la felicità, la cosa più naturale del mondo. Noi adulti, invece, abbiamo trasformato la felicità in un prodotto di consumo o in un obbligo legato all’accumulo di oggetti ed esperienze.
Oltre i picchi di adrenalina: la felicità non è un oggetto
Abbiamo ridotto l’essere felici a una rincorsa continua di “scintille” momentanee e picchi di adrenalina. Ma quella non è vera gioia, è solo eccitazione passeggera. Le nostre azioni seguono spesso due vie:
- Avvicinarsi al piacere.
- Allontanarsi dal dolore.
In entrambi i casi, il bersaglio è lo stesso, ma la strada spesso è quella sbagliata se cerchiamo fuori ciò che risiede dentro.
La felicità come stato dell’essere e consapevolezza
La vera felicità è discreta. Non urla, non si manifesta con esplosioni fragorose, ma sgorga dalle profondità del nostro essere quando scegliamo di seguire le nostre inclinazioni e di stare bene con noi stessi.
La riconosci dai dettagli:
- Un sorriso appena accennato.
- Uno sguardo radioso.
- L’armonia dei gesti quotidiani.
La felicità non è una meta da raggiungere una volta per tutte, ma è uno stato dell’essere. È il risultato prezioso del coltivare la consapevolezza di sé, giorno dopo giorno.
Un augurio consapevole per te
Oggi non voglio augurarti grandi successi materiali, ma qualcosa di molto più profondo: ti auguro di essere felice nel senso più autentico del termine, trovando quel centro di gravità permanente che solo la conoscenza di te stessa, di te stesso può darti.