Si fa un gran parlare di meditazione e dei suoi benefici, ma sappiamo dove è comparsa per la prima volta e come è arrivata fino a noi?
In questo viaggio esploreremo le tappe fondamentali di questa disciplina millenaria.
Scopriremo curiosità e approfondiremo alcune nozioni basilari per la pratica.
Le origini in India: i Veda e il mistero di Patanjali
C’era una volta un paese magnifico, grande come un continente, lussureggiante, dove gli animali erano considerati divinità ed il sacro conviveva in armonia con il profano.
Lì, uomini saggi, tramandarono una Conoscenza che, si dice, non proveniva dalla mente umana, ma direttamente dalla Divinità (Brahma): i Veda1 raccolta di testi sacri, dalla datazione incerta, scritti in una lingua sacra2 raccontano di questo popolo, gli ariani, delle loro tradizioni, dei culti e delle pratiche di buona salute del corpo e dello spirito.
Per la prima volta si accenna alle pratiche di yoga e di meditazione.
Ma la vera sistematizzazione arriva con una figura avvolta nel mistero: Patanjali.
I suoi Sutra sono il primo manuale del Raja Yoga. Attraverso brevi aforismi, Patanjali descrive il percorso verso il Samadhi, lo stato di totale consapevolezza.
È qui che incontriamo il termine Dhyana, che significa “visione” e che oggi traduciamo comunemente come Meditazione.
La meditazione intesa dunque come insieme di pratiche ma anche come stato di visione, di consapevolezza, differente da quella abituale.
L’espansione in Oriente: dal Buddha allo Zen
Il viaggio prosegue con Siddharta Gautama, il Buddha. Il quale, dopo una vita di sperimentazione, eremitaggio e privazioni, raggiunto il risveglio della coscienza (che è un altro modo per indicare l’esperienza del Samadhi), fece della pratica di meditazione il fulcro del suo insegnamento.
Dopo la sua morte, la religione fondata a suo nome prese a diffondersi: Il buddismo travalicò i confini dell’india e raggiunse la Cina.
E qui Dhyana diventa Chan mescolandosi con il pensiero, la filosofia (taoismo e confucianesimo) e le arti marziali cinesi: nasce il buddismo cinese.
Ma la storia di Dhyana, divenuta Chan, continua e, raggiungendo le coste del Giappone, si trasforma in Zen.
La Via, dunque, col passare dei secoli, continua a ramificarsi e dall’arteria principale gli insegnamenti si diversificano, ma il cuore della pratica, la meditazione, resta immutata.
La Meditazione in Occidente
Anche in Occidente ritroviamo la meditazione come via di conoscenza interiore.
I contatti tra Oriente e Occidente, si sa, hanno sempre seguito il flusso dello scambio delle merci e anche la meditazione, a ondate, raggiunge il Medio Oriente fino a spingersi nel cuore del continente europeo.
L’insegnamento di Pitagora e i culti orfici, anche se ancora non documentato e ufficializzato dagli studi accademici, portavano l’impronta della sapienza orientale.
La tradizione mistica cristiana ci parla di fusione con il divino, di quel particolare stato di beatitudine assoluta che si raggiunge grazie a particolari esercizi di contemplazione.
L’esicasmo, praticato ancora oggi nei monasteri ortodossi, ne è un esempio.
E mostra incredibili parallelismi con l’Oriente la recitazione del rosario, che è simile alla recitazione dei mantra con il mala3
Il XXI secolo: dalla Meditazione Trascendentale alla Mindfulness
Negli anni ‘70 giovani viaggiatori occidentali, i cosiddetti hippy, spinti dal richiamo della madre India e del suo fascino mistico, vengono in contatto con lo yoga e la meditazione, riportando a casa quella che verrà ribattezzata come Meditazione Trascendentale, con tanto di marchio registrato.
In quegli stessi anni il biologo molecolare Jon Kabat-Zinn mette a punto un insieme di tecniche per ridurre lo stress e il dolore in caso di malattie croniche. Nasce la Mindfulness.
Nella realtà sono tutte sempre pratiche meditative, tecniche di meditazione che, partendo dall’osservazione del respiro (meditazione Vipassana, nel buddismo), delle azioni quotidiane e poi dei moti del pensiero e delle emozioni allenano alla consapevolezza di sé.
La Mindfulness ha avuto il vantaggio di validare, tramite studi scientifici, gli effetti benefici di un’esercitazione costante della pratica di meditazione, peraltro riconosciuti, in maniera empirica, da generazioni di praticanti del passato.
Una riflessione necessaria: Sebbene la scienza ne confermi l’efficacia come “calmante”, non dobbiamo dimenticare che la meditazione è potenzialmente molto di più: uno strumento per raggiungere l’estasi e la comprensione profonda di sé.
Inizia oggi il tuo viaggio interiore
La meditazione continua a viaggiare, a noi il compito di salvaguardare le sue radici per non far cadere nell’oblio la sua natura autentica di via di conoscenza e, al contempo, renderla comprensibile ed accessibile al nostro mondo attuale.
Se desideri esplorare queste tecniche e capire come integrarle nella tua vita moderna, ti invito a scoprire i miei percorsi.
Approfondimenti
1. Dalla radice vid che significa vedere, sapere, conoscere, i libri sono quattro e scritti in epoche differenti. La datazione accreditata del più antico è intorno a 4500 anni fa.
2. Devanagari è lingua sanscrita antica.
3. Rosario fatto di grani di semi, di perle di legno o di pietre preziose.