Buoni propositi: ogni anno la storia si ripete
Partiamo muniti di entusiasmo e carichi di buona volontà; diligenti stiliamo la lista dei traguardi da ottenere nell’anno che verrà.
Poi, col passare dei mesi, lasciamo correre, ci perdiamo pezzi e, al dicembre successivo, dobbiamo riconoscere che non siamo riusciti ad ottenere ciò che avevamo in mente.
E allora cerchiamo delle ragioni: abbiamo mancato di organizzazione, peccato di poca costanza.
Ci giustifichiamo del poco tempo a disposizione, delle energie che mancano. Forse gli obiettivi erano troppi o poco chiari.
Di fatto, trovare le ragioni – seppur valide – non c’è di molto aiuto perché puntualmente ci ricadiamo l’anno successivo, lasciandoci insoddisfatti.
Se questa situazione non ti è nuova la soluzione non sarà certo quella di buttare la spugna e rinunciare ai tuoi propositi, piuttosto bisognerà allargare lo sguardo. E a tal proposito, la storiella che riguarda una tazza di tè, casca proprio a fagiolo.
Da i buoni propositi a l’arte del levare
L’incontro dell’erudito e del monaco Zen.
Un giorno un uomo molto colto, riconosciuto da tutti come un eccellente erudito, volle fare visita al saggio monaco zen del quale molti gli avevano parlato come un grande sapiente.
L’uomo entrò nella stanza in cui il monaco sedeva tranquillo e a passo deciso gli si parò di fronte. Il monaco lo invitò a sedere e gli offrì una tazza di tè.
L’uomo accettò e senza perdere tempo iniziò a parlare, parlare, parlare. Sciorinò una serie di nozioni, tutte giuste, tutte ben inanellate l’una all’altra, tutte di grande valore e bellezza.
Il monaco ascoltava e versava il tè nella tazza del suo ospite, versava e versava.
Ad un tratto l’uomo si fermò e vide che il tè fuoriusciva in modo copioso dalla sua tazza e chiese regione al monaco.
Il quale senza scomposi sorrise e gli disse: “in una tazza piena non si può versare nuovo tè” .
E siccome i monaci Zen non sono soliti dilungarsi in spiegazioni l’uomo dovette capire da solo che la sa mente era troppo piena, come quella tazza. E per questa ragione non avrebbe potuto accogliere nessun nuovo insegnamento dall’incontro col sapiente.
Consapevolezza di sé: prima Essere
E dunque, venendo a noi, ti chiedo: è possibile che ti stia perdendo nel cercare di fare tante cose, quando invece bisognerebbe che ti fermassi per fare chiarezza dentro di te?
In un mondo che ci spinge a correre, ad affannarci a riempire le nostre tazze fino all’inverosimile la vera rivoluzione è incontrare noi stessi.
È mettere l’Essere prima del fare.
Se senti che la tua tazza è troppo piena e non sai da dove iniziare a versare il tè superfluo, il mio metodo di Coaching Olistico e le pratiche di Yoga e Meditazione sono lo spazio dove impariamo l’arte del levare.
Non aggiungiamo stress, creiamo chiarezza e consapevolezza. Realizzando un reale cambiamento interiore, dove i buoni propositi possono trovare il giusto ambiente per prendere forma concreta.