Avete mai visto il musical My fair lady ? Immagino di sì, ma forse non tutti sanno che il film è tratto da una commedia, all’apparenza leggera e divertente, di George Bernard Shaw, a sua volta ispirata dalle Metamorfosi di Ovidio.
E proprio PIGMALIONE sarà la tappa del nostro episodio di oggi.
Parleremo di comfort zone cercando di individuare le cause principali che ci impediscono di intraprendere cambiamenti, lanciarci in avventure, iniziare nuove vite.
Pigmalione: perché è così difficile uscire dalla comfort zone?
Benvenuti, bentornati ad un nuovo episodio di IL PODCAST (parole per vivere meglio) Oggi la nostra macchina del tempo ci riporta nella Londra della Belle Époque.
Attraverso la storia della fioraia Eliza e dell’eccentrico professor Higgins, cercheremo di rispondere a una domanda che riguarda tutti noi: perché proviamo tanta resistenza nell’uscire dalla nostra comfort zone?
La metamorfosi di Eliza Doolittle
La trama è nota: Henry Higgins, esperto di fonetica, scommette di poter trasformare una popolana che parla il dialetto Cockney in una perfetta duchessa, semplicemente insegnandole la giusta pronuncia. Eliza accetta la sfida per un obiettivo concreto: riscattarsi socialmente e aprire un suo negozio di fiori.
Shaw è stato un autore arguto con uno spiccato senso dell’umorismo che metteva al servizio di analisi sociologiche e culturali profonde e taglienti. Non è da meno una delle sue opere di maggior successo: Pygmalion, appunto.
Shaw ci svela che spesso l’appartenenza a una classe sociale non è che una serie di convenzioni apprese. Basta cambiare il modo di parlare o di vestire per ingannare chi vive di soli riti borghesi, in ultima analisi di apparenza.
Ma c’è un altro livello di lettura di Pygmalion, più inerente alla sfera psicologica ed è quello che a noi ci interessa in modo particolare: il cambiamento di Eliza non è solo esteriore. Nel corso dei 5 atti, la ragazza si ritrova sospesa in una “terra di nessuno”: non è più la fioraia di prima, ma non si sente nemmeno una vera Lady.
I due ostacoli del cambiamento
Perché Eliza fatica a riconoscersi nella sua nuova pelle? E perché noi, come lei, restiamo spesso ancorati alle nostre vecchie abitudini?
1. La paura di perdere l’identità
Cambiare significa mettersi in discussione. Se ci identifichiamo troppo con le nostre convinzioni e modi di pensare stratificati nel tempo, modificare anche solo un’abitudine ci fa paura perché lo percepiamo come una minaccia alla nostra identità. Abbiamo paura di non sapere più chi siamo una volta usciti dai confini sicuri (anche se angusti) del già noto.
2. La mancanza di cura
Uscire dalla comfort zone richiede coraggio, ma anche supporto. Higgins tratta Eliza come un esperimento, un oggetto da plasmare, trascurando la sua umanità. Non l’accompagna in alcun modo nella trasformazione psicologica che la ragazza subisce in accordo con il mutamento esteriore.
Essere un vero mentore significa praticare la Cura con la C maiuscola: non aggiungere strati fittizi, ma togliere le zavorre che impediscono all’essenza autentica di emergere. Senza fiducia in chi ci guida (o in noi stessi), il salto fuori dalla zona sicura diventa paralizzante.
Cosa ci portiamo a casa da Pigmalione?
Oltre le etichette: non siamo definiti dal nostro dialetto o dal nostro passato. Ogni stratificazione può essere rimossa per far brillare la nostra unicità.
Il coraggio di affidarsi: Eliza dimostra una grande forza di carattere nell’ammettere di aver bisogno di aiuto. La vera umiltà è il primo passo per l’evoluzione.
L’indipendenza come meta finale: il finale originale di Shaw (diverso dalle opere derivate) vede Eliza scegliere una strada autonoma. Ed ecco un’altra perla che possiamo inanellare nel guidarci in un processo di conoscenza e consapevolezza di noi stessi: uscire dalla comfort zone serve a diventare liberi, non a diventare la copia di qualcun altro.
Nonostante le tante versioni, il messaggio di Shaw resta intatto: la vera trasformazione è quella olistica: di mente e corpo in sintonia con l’anima.
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