La parola straniero racchiude molti significati: ci si sente stranieri in un luogo che non è il nostro, si è stranieri tra gente che non conosciamo e si può essere stranieri in una società i cui valori non ci appartengono.
Oggi il nostro viaggio ci conduce nelle pagine di LO STRANIERO di Albert Camus e rifletteremo sul senso di estraneità che pervade il nostro quotidiano.
La domanda alla quale tenteremo di dare una risposta è: viviamo in tempi di nichilismo? E, se la risposta è sì, come possiamo affrontare il nonsense di un’esistenza che sembra svuotarsi di significato
Benvenuti, bentornati a IL PODCAST (parole per vivere meglio).
L’anestesia dell’anima di Meursault
Il protagonista, Meursault, vive un’esistenza priva di sovrastrutture morali o affettive. È un uomo che non odia, ma non ama; che non gioisce, ma non soffre. È come se fosse anestetizzato: la sua indifferenza di fronte alla morte della madre, al sesso o alla violenza, lo rende uno straniero nel mondo in cui vive.
La società, incapace di comprendere questa sua totale assenza di maschere sociali, lo condanna non tanto per l’omicidio che commette, quanto perché rifiuta di recitare il copione che le convenzioni impongono: piangere al funerale, mostrare rimorso, cercare un senso.
Il deserto del presente
Il nichilismo descritto da Camus non è un problema relegato ai libri di filosofia, agli addetti ai lavori ma, oggi, è una realtà che vediamo intorno a noi. La testimonianza del professore di liceo citata nel podcast – quella di studenti “vuoti”, privi di passioni, desideri o rabbia – è il campanello d’allarme di una società che ha smarrito la propria linfa vitale.
Il tempo in cui “Dio è morto” è il nostro tempo.
Avendo seppellito le certezze del passato senza sostituirle con una reale profondità interiore, ci ritroviamo in un deserto dove l’unica legge sembra essere il disimpegno.
La percezione della distanza, che continuiamo ad ampliare, con il resto della creazione, il sentirsi “altro” rispetto alla natura non fa che costringerci all’isolamento e ad un’alienazione sempre più totalizzante dove l’empatia, la compassione e la compartecipazione non trovano casa.
La lucetta rossa sul cruscotto
Lo straniero diventa così un monito.
Risulta difficile immedesimarsi con Meursault, eppure dalla sua storia non può che giungerci un importante e quanto mai attuale, indicazioni per vivere questa nostra realtà; considerare la sua atonia come un segnale che ci avvisa che stiamo correndo verso il vuoto, dove nulla importa.
Come reagire?
La risposta risiede nel risveglio della coscienza.
- Coltiva l’entusiasmo: la curiosità è l’antidoto principale contro l’apatia e la noia. I desideri, i sogni e persino il dolore sono indicatori di vita viva e vibrante.
- Allena il pensiero critico: cerca di comprendere il mondo e te stesso, non smettere mai di porti domande e di trovare soluzioni ai problemi che l’esistenza mette sul tuo cammino.
- Riconnettiti: siamo note indispensabili nel concerto dell’esistenza. Riconoscere questa interconnessione è l’unico modo per dare un senso concreto alla nostra esperienza terrena andando oltre al nonsense di sapore nichilistico.
Ascolta l’episodio qui e tutti gli altri li trovi alla pagina podcast