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Giocarsi bene le proprie carte

#34

Parole per Vivere Meglio

Episodio del podcast 34: Al tavolo da gioco della vita, con la copertina del libro della commedia Filumena Marturano

Nella vita non scegliamo dove nascere né in quale ambiente cresciamo, ma possiamo sempre scegliere come giocare le carte che il destino ci ha donato, qualunque esse siano.

Filumena Marturano: al tavolo da gioco della vita

Questa è la lezione che ci ha regalato Filumena Marturano, la protagonista dell’omonima commedia di Eduardo De Filippo. E che ci accompagnerà in questo nuovo episodio del podcast.

Attraverso la figura indomita di Filumena, esploreremo una metafora suggestiva: la vita come una partita a carte. La domanda che ci guida oggi è: tu, sai giocare con le carte che la sorte ti ha dato?

Filumena e Don Mimì: un duello di verità

Don Domenico Soriano è un uomo facoltoso che, dopo 25 anni di convivenza con Filumena, decide di sposare una ragazza giovanissima. Ma Filumena non è donna da farsi da parte. Con un finto malore, lo spinge a un matrimonio in extremis, dando il via a uno scontro frontale che cambierà per sempre le loro vite.

Filumena viene dalla miseria e dalla prostituzione. Don Mimì è stato un suo cliente. Eppure, lei ha gestito la sua casa e i suoi affari con una devozione che lui non ha mai saputo ricambiare del tutto.
Quando si comprende che il finto matrimonio non è valido Filumena fa un passo indietro ma solo per sferrare un colpo di scena magistrale: ha tre figli che ha cresciuto rimanendo nell’ombra. Uno di loro è di Domenico, ma si rifiuta di dire quale: “I figli so’ figli e so’ tutti uguali”.

La legge della coscienza

Filumena non conosce le leggi dei codici, ma conosce quella del cuore. La sua non è una battaglia per il denaro, ma per la dignità: vuole un cognome per i suoi ragazzi, affinché non debbano mai vergognarsi delle loro origini.

“I figli so’ figli”: una scelta di luce

In un monologo di rara intensità, Filumena racconta di quando, giovane e disperata, sentì la voce della coscienza (o della Madonna) che le impedì di abortire. Quella scelta, pagata a caro prezzo con anni di silenzio e sacrifici, diventa il pilastro della sua integrità morale. Filumena ci insegna che l’ultima parola tocca a noi: siamo noi a dare valore alle carte. Anche con una “mano” pessima, si può giocare con coraggio. Mentre Don Mimì rincorre una giovinezza che sfugge, Filumena costruisce il futuro attraverso la responsabilità.

Cosa può dirci Filumena sulla nostra crescita personale oggi?

  • Smetti di commiserarti: prima di lamentarti della tua vita, guarda alla forza di chi è partito dal nulla. Spesso non è la mano di carte a essere sbagliata, ma il modo in cui scegliamo di giocarla.
  • La coerenza è una bussola: Filumena è ruvida, schietta, indomita. La sua limpidezza morale nasce dal non aver mai tradito se stessa e i propri valori, anche quando la strada era la più difficile.
  • Sapere quando fermarsi e quando rilanciare: Filumena accetta che il primo matrimonio non sia valido, ma non si piega. La sua determinazione è inflessibile perché nasce dall’amore per i figli.
  • Il pianto liberatorio: il finale ci mostra Filumena che piange per la prima volta. È il segno che il gioco è vinto: ha ottenuto qualcosa di bello per cui vale la pena commuoversi e piangere di felicità e, nonostante abbia la consapevolezza di quanto possa essere effimera tutto ciò, dira: “e comm’è bello chiagnere” a don Mimì, suo marito.

Curiosità e memoria

Eduardo scrisse questa commedia in soli 12 giorni per sua sorella, la grandissima Titina De Filippo, che ne diede un’interpretazione leggendaria. L’opera ha girato il mondo, diventando anche un capolavoro del cinema con Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica, interpretato da Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Oltre a Titina, ricordiamo l’intensa Regina Bianchi, la cui versione televisiva per la Rai resta una perla preziosa del nostro patrimonio culturale.

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