Avere desideri è un bene, ma se ciò che desideri richiede di accettare dei compromessi, che fare?
Nel giunco mormorante Nina Berberova ci indica come i valori interiori, ben chiari e forti, possono essere la nostra bussola per orientarci nella giusta, consapevole direzione per realizzare desideri che ci assomigliano e una vita felice e appagante.
Riflessioni su “Il giunco mormorante”
Benvenuti, bentrovati in un nuovo episodio di IL PODCAST (parole per vivere meglio). A volte i libri ci scelgono. È successo così con Il giunco mormorante , un piccolo gioiello di casa Adelphi che mi ha spinto a pormi una domanda basilare per la crescita personale: quali sono i tuoi valori non negoziabili?
In una narrazione limpida e profonda come il mare del Nord, scopriremo che la dignità ha un prezzo che non tutti sono disposti a pagare.
Una separazione, una guerra, una scelta
Parigi, 2 settembre 1939. La vigilia della guerra mondiale fa da sfondo all’addio tra la protagonista e il suo amato Ejnar, che rientra nella neutrale Svezia.
Seguono anni di solitudine, macerie e silenzi, in cui lei accudisce l’anziano zio accademico e coltiva il ricordo di quell’amore in una zona dell’anima che chiama no man’s land (terra di nessuno).
Finita la guerra, il destino la porta a Stoccolma e poi a Venezia. Qui ritrova Ejnar, ma lo vede per la prima volta con occhi nuovi: scorge la sua “bruttezza” interiore, fatta di mediocrità e arrendevolezza verso una moglie, Emma, che manipola le vite di chi la circonda.
Davanti alla possibilità di riprendersi il suo uomo, la protagonista capisce che il costo sarebbe la perdita di sé stessa.
Il giunco pensante che mormora e protesta
Il titolo si ispira a un verso di Fedor Tjutcev, che a sua volta richiama Pascal: l’uomo è un giunco, la cosa più fragile in natura, ma è un giunco pensante.
La soglia della dignità
In questa “terra di nessuno” interiore regna il mistero e la libertà.
La protagonista comprende che permettere a Ejnar (e alla sua realtà mediocre) di entrarvi significherebbe distruggere quel confine sacro. È qui che i valori diventano la nostra bussola: fino a che punto siamo disposti a negoziare per amore?
Per la protagonista e, per la stessa Berberova, la libertà di scegliere chi essere è più preziosa della compagnia di chi ci vorrebbe diversi o sottomessi.
Conoscere i propri valori serve a stabilire i confini della nostra “dimora interiore”.
Il distillato: Cosa ci portiamo a casa?
Dalla penna affilata di Nina Berberova impariamo che:
- I valori sono confini: se non sappiamo cosa è importante per noi, chiunque potrà invadere il nostro spazio vitale.
- Il prezzo del sì: ogni volta che accettiamo un compromesso che lede la nostra dignità, perdiamo un pezzo della nostra “terra di nessuno”.
- La solitudine come libertà: meglio una solitudine dignitosa e consapevole che una relazione basata sulla rinuncia ai propri principi fondamentali.
Chi era Nina Berberova?
Si sa molto poco dell’autrice, le uniche informazioni che sono riuscita a trovare ci raccontano di una vita da esule.
Nata in una famiglia dell’alta borghesia russa, la Berberova lasciò l’URSS nel 1922 per sfuggire alle persecuzioni comuniste. Visse, tra Parigi, l’Italia (soggiornò a Sorrento) e gli Stati Uniti.
A mio avviso, questa sua condizione di eterna straniera ha contribuito a farle osservare le dinamiche umane con un distacco lucido e una sensibilità priva di fronzoli.